Primo maggio SENZA PAURA a Lampedusa. Per un Mediterraneo di PACE !

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Primo maggio SENZA PAURA a Lampedusa

Primo Maggio a LampedusaNel momento in cui a Lampedusa stava crescendo una forte opposizione alla militarizzazione dell’isola, il TAR Sicilia si pronunciava sull’illegittimità della costruzione del MUOS e i primi turisti cominciavano a prenotare la loro vacanza a Lampedusa, con un tempismo perfetto è stato riproposto il solito copione trito e ritrito, che ha avuto l’effetto di far ottenere nuovi finanziamenti alla missione Triton: 18.250.000 euro che si vanno ad aggiungere agli oltre 150 milioni nell’ambito del Fondo sicurezza interna per le frontiere e ai 30 milioni per l’emergenza migrazioni post ottobre 2013. L’ennesima strage davanti alle coste libiche ha rinnovato l’uso strumentale di Lampedusa da parte dei media e della politica, come ormai avviene peridodicamente da anni e con un’ accelerazione inquietante dal 2011. Un’ennesima strage davanti alle coste libiche ha rinnovato l’uso strumentale di Lampedusa da parte dei media e della politica. Alla solita sceneggiata si è aggiunto lo spauracchio dell’ISIS: un’organizzazione criminale creata da servizi segreti statunitensi ed israeliani, così come dimostrano varie fonti attendibili tra cui le foto del senatore McCain con il capo dell’ISIS Abu Bakr al-Baghdadi. Anche Hilary Clinton ha dichiarato pubblicamente il sostegno da parte degli Stati Uniti a vari gruppi jihadisti, dall’Afganistan fino ad arrivare alla Siria.

(altro…)

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ANCORA MORTI NEL MEDITERRANEO (CON UN TEMPISMO PERFETTO)

I migranti sono stati trovati su una piccola imbarcazione al largo di Lampedusa c.a. 100 persone quasi tutte assiderate, 7 già morti. Nel trasferimento verso l’ isola di Lampedusa altri 22 sono giunti morti assiderati. Anche gli altri 20  vivi sono stati portati a Lampedusa nel centro di accoglienza. I 29 morti sono stati portati all’aeroporto vecchio. Le condizioni climatiche erano proibitive per qualsiasi imbarcazione e ci sembra strano come queste persone abbiano tentato il viaggio.

Proprio come dopo il 3 ottobre il coro unanime dei politici europei (servi NATO/USA)  imputa la strage alla fine di Mare Nostrum. Proprio come dopo il 3 ottobre, nessuno parla delle cause che spingono queste persone a partire, della produzione di armi da parte degli stati europei, dei 10 radar di Lampedusa che provocano tumori ai lampedusani, delle politiche estere dell’Europa/NATO (sotto spinta degli USA). Di questo non sentiremo parlare.

Ma vediamo gli eventi prima e dopo dell’ennesima tragedia:

TEMPISMO PERFETTO

- 6 febbraio: medaglia da parte della Croce Rossa ai Lampedusani per l’accoglienza etc etc…..

In realtà questa medaglia serve solo alla Croce Rossa che probabilmente vorrebbe entrare nella gestione del centro. Noi Lampedusani non abbiamo scuole, ospedale, paghiamo la benzina più cara d’Europa, paghiamo la bolletta elettrica carissima, etc etc etc Tra i crocerossini lampedusani anche persone che avevano partecipato a settembre 2011 al pestaggio dei tunisini dopo il rogo del centro di “accoglienza”

- 8 febbraio: a Lampedusa scendevano i camion della Marina battaglione san Marco che portava via pezzi dell operazione Mare Nostrum

camion miitare – 9 febbraio: una piccola imbarcazione al largo di Lampedusa c.a. 100 persone quasi tutti assiderati, 7 già morti, nel trasferimento verso l isola di Lampedusa altri 22 sono giunti morti assiderati. Anche gli altri 20 vivi sono stati portati a Lampedusa nel centro di accoglienza. I 29 morti sono all’ aeroporto vecchio.

- 10 febbraio:

Laura Boldrini “fine Mare Nostrum provoca morti”

Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, commentando la morte dei profughi. “E’ la prova che Triton non è Mare Nostrum – dice ancora il sindaco – Siamo tornati indietro”.

Nessuno parla delle cause per cui scappano queste persone, nessuno parla della politica estera dell’Unione Europea, tutti a  rimpiangere le navi della Marina Militare.

Proprio come dopo il 3 ottobre, ancora una volta la scelta è militarizzare…. AFFARI PER L’INDUSTRIA MILITARE, POSIZIONAMENTO STRATEGICO NEL MEDITERRANEO,OPINIONE PUBBLICA CONVINTA CHE LA SOLUZIONE E’ MARE NOSTRUM.

LAMPEDUSA PUO ‘ ESSERE UN FARO PER IL MEDITERRANEO SOLO SE COMINCIA A PORRE L’ATTENZIONE SU QUESTI TEMI, ALTRIMENTI CONTINUERA’ AD ESSERE UN IMPORTANTE PUNTO STRATEGICO MILITARE SOTTO LO SCACCO DELLA NATO/USA FUNZIONALE ALLE STRATEGIE DI MORTE E GUERRA DELL’IMPERIALISMO.

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Gli edifici scolastici a Lampedusa e il mancato rilascio dei documenti da parte dell’amministrazione comunale.

Gli edifici scolastici a Lampedusa versano in una situazione di degrado da tempo e si sono fatte svariate denunce e solleciti a tutti i livelli, ma la situazione resta invariata e gli studenti lampedusani vivono una situazione di disagio. Ci chiediamo a cosa servano le tante medaglie che continuano ad appuntarci, quando i diritti fondamentali dei lampedusani vengono calpestati quotidianamente. Ci chiediamo a chi servano queste medaglie, a noi sicuramente no.

Nel 2013 viene richiesta al comune da parte di alcune mamme, l’accesso agli atti per quanto riguarda tutti gli edifici scolastici , compreso gli ex uffici dell’ENAC in cui ancora oggi fanno scuola le classi delle quinte elementari.

La richiesta fu indirizzata alla preside e al comune.

A questa richiesta non ci fu mai risposta ne da parte della scuola ne da parte del comune.

INTANTO IL TERMINE DELLA RISPOSTA ERA SCADUTO.

Il 15 settembre 2014 fu fatta una nuova richiesta direttamente al comune di Lampedusa e Linosa dove si richiedeva nuovamente l’accesso agli atti di tutti i documenti relativi agli edifici scolastici.

ANCHE IN QUESTO CASO NESSUNA RISPOSTA.

Il 15 di novembre del 2014 si scrive alla: commissione per l’accesso ai documenti amministrativi che è un dipartimento della presidenza del consiglio dei ministri 

questa è la risposta della commissione:

i soggetti di cui l’articolo 7 e quelli intervenuti ai sensi dell’articolo 9 hanno diritto

di prendere visione degli atti del procedimento, salvo quanto previsto dall’articolo 24”

A differenza dell’accesso della seconda specie, qui l’interesse del richiedente considerato dallo stesso legislatore in re ipsa, nel senso che la stessa partecipazione al procedimento o la circostanza dell’efficacia diretta o indiretta di un provvedimento nei confronti di un soggetto a conferirgli la leggittimazione a prenderne visione o ad estrarne copia. Tale inquadramento, riferibile al caso di specie, rende ileggittimo il silenzio-rigetto formatosi sull’istanza dell’odierna ricorrente e di conseguenza meritevole di accoglimento proposto

La commissione accoglie il ricorso e per l’effetto e invita l’amministrazione a riesaminare, entro trenta giorni la questione sulla base delle considerazioni svolte.

SONO SCADUTI NUOVAMENTE I TERMINI MA NIENTE RISPOSTE DA PARTE DEL COMUNE DI LAMPEDUSA E LINOSA.

Il comune di Lampedusa e Linosa ha ricevuto milioni di euro da parte di Berlusconi e Letta (cosi ci dicono) le domande sono:

Come si stanno impiegando questi soldi ?

Che cosa sta facendo il comune per gli edifici scolastici ?

C’è un progetto per gli edifici scolastici ?

Perché come abbiamo sentito dalla bocca del sottosegretario Del Rio i soldi ci sono ma non vengono erogati per mancanza di progetti.

Il comitato delle mamme aveva proposto al comune la realizzazione di una scuola ecosostenibile che sarebbe realizzabile in tempi brevi, e che userebbe materiali ed energia sostenibile, di cui ci sono già diverse esperienze in Italia e all’estero.

E’ stato contatto l’architetto Gianluca Perottoni di ViTre studio che ha già realizzato una scuola elementare ecosostenibile a Soliera a Modena il quale si era messo a disposizione per capire la situazione di Lampedusa, è stata contattata anche la ditta che ha realizzato il progetto il gruppo Rubner.

L’edificio scolastico che ha ricevuto la menzione speciale al Premio sostenibilità 2013. Dal punto di vista della sostenibilità, la scuola vanta la Classe energetica A  grazie al sistema costruttivo in legno e al pacchetto di copertura in legno lamellare. Sul tetto, l’installazione di pannelli fotovoltaici permette di risparmiare circa il 40% dell’energia unitamente ad un sistema di riscaldamento basato sull’impiego di una pompa di calore aria–acqua.

Sostenibili gli stessi tempi di progettazione esecutiva che si sono protratti per soli 11 giornialtrettanto brevi quelli di realizzazione pari a circa 50 giorni lavorativi che hanno visto nascere una struttura efficiente a tutti gli effetti.

Costo UN MILIONE E MEZZO DI EURO è si realizzata una scuola che è frequentata da 300 bambini.

Le nostre scuole sono fatiscenti e pericolose, ci auguriamo che non accada mai nulla di grave. Crediamo che si debba intervenire immediatamente con un progetto per una scuola nuova ed ecosostenibile vista la gravità della situazione e pretendiamo di sapere se gli edifici scolastici di Lampedusa siano agibili, pretendiamo di prendere visione di tutti i documenti relativi agli edifici scolastici. Se le scuole non sono agibili vanno chiuse e si deve procedere immediatamente alla realizzazione di un progetto per una nuova scuola a Lampedusa da realizzare durante l’estate.

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Radar a Lampedusa: facciamo il punto della situazione (breve cronistoria)

15/072014 

A Lampedusa si svolgeva una conferenza di servizio per l’installazione di nuovi sistemi radar a Lampedusa nella zona di Capo Ponente. Alla conferenza è presente anche il sindaco di Lampedusa e Linosa.

16/07/2014

Esce per l’Espresso l’articolo Gli sbarchi non sono l’unico problema Lampedusa minacciata dalle onde radar di Piero Messina

29/07/2014

Il Collettivo Askavusa scrive un comunicato dove si chiede, tra le altre cose: “All’amministrazione di Lampedusa e Linosa di fare luce ed informare la popolazione su quanto sta accadendo rispetto alla massiccia militarizzazione dell’isola”

La richiesta non produce alcuna risposta.

25/09/2014

Antonio Mazzeo scrive un articolo sul suo Blog Lampedusa sentinella NATO nel Mediterraneo

03/10/2014

COMUNICATO DEL SINDACO DI LAMPEDUSA E LINOSA

In un comunicato del sindaco al punto 1 si dice :

“Le notizie dei nuovi radar da installare sono false. L’Aeronautica Militare e la Marina Militare devono sostituire i 2 radar esistenti da 30 anni!!! Nella conferenza di servizi del 15 luglio 2014 presso l’Aeronautica Militare non è stato approvato nessun progetto, proprio perché il comune e l’ASP 6 di Palermo hanno chiesto la valutazione d’incidenza ed il parere preventivo dell’ARPA per verificare l’entità delle radiazioni. La sicurezza e la salute dei cittadini viene prima di ogni altra esigenza per l’attuale amministrazione comunale che non approverà nel modo più assoluto impianti nocivi per la salute. Semmai sono le precedenti amministrazioni che dovrebbero spiegare ai cittadini cosa hanno fatto per impedire la militarizzazione dell’isola”

16/10/2014

Con un altro comunicato l’amministrazione comunale rende noto che “Nel marzo 2014 sono iniziati i lavori di sostituzione del sensore RAT-31SL a causa di usura meccanica causata dalla salsedine, con altro analogo. Durante tale fase è stato temporaneamente istallato un radar mobile AN/TPS-77”MATRA” .

E che “Per un ammodernamento sul territorio nazionale della rete dei Radar per la difesa aerea, entro la fine del 2014 inizieranno i lavori per la sostituzione del Radar RAT-31SL con il più moderno RAT_31DL che avrà consumi elettrici e potenze di emissione elettromagnetica ridotte di circa il 50% rispetto al suo predecessore, liberando così la banda di emissione ceduta al Ministero delle Telecomunicazioni per la trasmissione dati.”

A LAMPEDUSA SBARCA IL RADAR CHE SOSTITUIRA’ IL RADAR RAT-31SL (SECONDO LE DICHIARAZIONI DEL SINDACO)

Il collettivo Askavusa insieme al Comitato delle Mamme di Lampedusa inizia la raccolta firme per la richiesta di un esame epidemiologico vista l’alta percentuali di malattie tumorali nelle Pelagie.

comunicato Askavusa A LAMPEDUSA SBARCANO RADAR

18/10/2104

Il collettivo Askavusa e il Comitato delle Mamme di Lampedusa inviano una mail alle autorità.

19/10/2014

Il collettivo Askavusa organizza un comizio in piazza e in collegamento video partecipa Antonio Mazzeo.

20/10/2014

Il collettivo Askavusa richiede i documenti relativi ai nuovi radar con una richiesta ufficiale (prot. N. 17760).

Inoltre nella richiesta si chiedeva di avere l’accesso ai documenti relativi al radar in dotazione della Guardia di Finanza EL/M-2226 ACSR, acquistato da Israele dalla Elta Systems Ltd grazie al Fondi per le frontiere esterne Ue 2007-13 e di quello sito in zona Cavallo Bianco in dotazione alla Guardia Costiera. In particolare il radar della Guardia di Finanza è già stato riconosciuto dannoso per la salute umana

Viene negato l’accesso agli atti relativi ai radar ai consiglieri comunali di opposizione.

Il Collettivo Askavusa inoltra una richiesta scritta al comando della G. di F. di Lampedusa per l’immediata rimozione del radar di Capo Grecale.

MAI RICEVUTA RISPOSTA DAL COMANDO DELLA G. di F. DI LAMPEDUSA.

23/10/2014

Viene inoltrata per mezzo del legale del collettivo Askavusa una richiesta ufficiale di rimozione del radar di Capo Grecale

CON OGGETTO: Richiesta di disattivazione e rimozione del Radar della Guardia di Finanza installato a Lampedusa in zona Grecale (Faro).

30/10/2014

Incontro con l’ammiraglio Dotti al comune di Lampedusa dove il collettivo Askavusa propone un tavolo tecnico.

Relazione dell’incontro 

31/10/2014

Viene ripresentata la richiesta per avere l’accesso ai documenti relativi ai radar. Nella richiesta si chiede anche : Il registro comunale delle “fonti” che emettono onde elettromagnetiche e il regolamento comunale sull’installazione di “fonti” che emettono onde elettromagnetiche.

richiesta al comune e ufficio tecnico

01/11/2014

Il prof. Massimo Coraddu con cui il collettivo Askavusa da subito comincia un rapporto di consulenza scrive una mail al collettivo dove chiarisce alcuni aspetti fondamentali sui nuovi radar e il radar di Capo Grecale.

02/11/2014

Il collettivo Askavusa rileva la presenza di 10 radar a Lampedusa 

Il collettivo Askavusa contatta gli enti sanitari per chiarimenti sull’elevata presenza di malati tumorali a Lampedusa 

03/11/2014

esce un articolo di Maurizio Zoppi su L’Ora: Lampedusa radar dannosi ? Niente dati solo rassicurazioni verbali

04/11/2014

Il collettivo Askavusa organizza una manifestazione di protesta per le celebrazioni delle forze armate.

Le celebrazioni delle forze armate non verranno svolte pubblicamente.

05/11/2014

Il collettivo Askavusa invia attraverso il suo legale una nuova richiesta per l’esame epidemiologico e per le misurazioni dei campi elettromagnetiche alle autorità competenti.

richiesta arpa

08/11/2014

Il collettivo Askavusa pubblica LAMPEDUSA ISTRUZIONI PER L’USO uno studio sulla militarizzazione dell’isola (scaricabile gratuitamente in pdf).

10/11/2014

Il prof. Massimo Coraddu invia una mail per mettere in guardia la popolazione sul radar di Capo Grecale e attuare alcune precauzioni.

Askavusa pubblica un post per avvisare i lampedusani.

Il collettivo Askavusa attraverso il suo legale invia una richiesta ufficiale alle autorità competenti per avviare un tavolo tecnico, come proposto nella riunione con l’ammiraglio Dotti del 30/10/2014.

tavolo tecnico richiesta

12/11/2014

L’UTC risponde alla richiesta del collettivo Askavusa del 20/10/2014 e ripresentata il 31/10/2014

risposta u.t.c.

Askavusa pubblica un commento alla risposta dell’UTC di Lampedusa

15/11/2014

Il colletivo Askavusa inoltra una richiesta al Comandante della Guardia di Finanza per chiedere di venire in possesso della documetazione relativa al radar di Cavallo Bianco in dotazione alla Guardia Costiera:

– Specifiche tecniche della postazione mobile

– Permessi per l’installazione della postazione mobile

– Uso e utilità della postazione mobile

– Casa di produzione e modello della postazione mobile.

17/11/2014

Il comandante della Guardia Costiera risponde alla richiesta:

…Si riferisce che la Postazione Mobile Carrata della Guardia Costiera, collocata presso la zona di Cavallo Bianco, è utilizzata da questo Comando come stazione remota e mobile della sola telecamera installata e che non prevede ad oggi alcun utilizzo del radar.

Ragione, quest’ultima, per la quale non si è in possesso di alcuna autorizzazione per l’impiego di fonti elettromagnetiche.

La postazione mobile carrata (PML) è denominata VTS Nazionale Fase II. SELEX – sistemi integrati

18/11/2014

Dal 18/11/2014 al 20/11/2014 l’ARPA Sicilia esegue i rilevamenti dei campi elettromagnetici sull’isola di Lampedusa.

22/11/2014

La Legambiente Sicilia ente gestore della Riserva Naturale Orientata da  parere negativo per l’installazione dei nuovi sistemi radar a capo Ponente (luogo sottoposto a diversi vincoli) e chiede 20 documenti per potere proseguire l’istruttoria.

Nota della Legambiente

26/11/2014

Il collettivo Askavusa invia alle istituzioni di tutti i livelli una mail PEC (posta elettronica certificata) dove si descrive la situazione dei radar a Lampedusa.

31/11/2014

Il collettivo Askavusa promuove un incontro per avviare le pratiche per un esposto alla procura della Repubblica in relazione al radar di Capo Grecale in dotazione alla Guardia di Finanza.

altre associazioni e isolani decidono di firmare l’esposto.

02/12/2014

L’ARPA Sicilia invia al collettivo Askavusa e al comune di Lampedusa e Linosa la relazione sui rilevamenti effettuati

Nella relazione si afferma che le emissioni rilevate sono nella norma e non sono dannose alla salute umana.

Esce un nuovo articolo sull’ESPRESSO: Troppi radar a Lampedusa, la gente protesta di Maurizio Zoppi

15/12/2014

L’esposto per il radar di Capo Grecale viene depositato alla Procura della Repubblica.

Ricevuta esposto

10/01/2015

Il prof. Massimo Coraddu invia una nota sulle rilevazioni dell’ARPA dove dichiara che i modi e le attrezzature utilizzate non sono idonei per avere un quadro reale della situazione sulle emissioni di onde elettromagnetiche a Lampedusa.

13/01/2015

Risposta del Comando Generale della Guardia di Finanza ( Riscontro Pec GdF(1) ) alla richiesta di disattivazione e rimozione del radar della Guardia di Finanza  installato a Lampedusa in zona Grecale da parte del collettivo Askavusa e del Comitato delle Mamme di Lampedusa ( protocollo di partenza n.0007282/15).
Nella risposta la G. di F. afferma che il radar di Capo Grecale non è pericoloso per la salute umana.
 
14/01/2015
Il collettivo Askavusa invia una richiesta al comune di Lampedusa e Linosa (Sindaco e capo Ufficio Tecnico) per chiedere: Informazioni sull’avvio di uno studio indipendente per quanto riguarda l’inquinamento elettromagnetico.
Notizie sull’avvio dei lavori per la redazione di un regolamento e reggistro comunali per l’installazione e il censimento di fonti di emissioni di onde elettromagnetiche.
19/01/2015
Nota del prof. Massimo Coraddu sulla risposta della G. di F. in merito al radar di Capo Grecale.
In merito alla risposta del Comando Generale della Guardia di Finanza alla richiesta di disattivazione e rimozione del radar della Guardia di Finanza installato a Lampedusa in zona Grecale (data 13/1/2015, protocollo di partenza n.0007282/15)
- si fa notare come il “settore di scoperta del radar (ossia quello in cui vengono irradiate onde elettromagnetiche)”
non sia affatto “limitato alla direzione del mare”, come specificato al punto 1), ma, come si osserva nella planimetria 
allegata all’ultimo foglio, viene irraggiato tutto il settore di Capo Grecale a oriente del radar oltre a un tratto della costa a occidente del radar.
- Si fa riferimento nella comunicazione a “valutazioni effettuate da esperti del settore, mediante
apposite analisi preventive alle installazioni”, effettuate dalle “locali Agenzie Regionali di Protezione dell’Ambientale”
e dal prof. ing. Gaspare Galati (ISPRA avrebbe invece effettuato misure presso un altro sito, quello di capo Monasterace, quindi questo contributo non sembra pertinente). Tali valutazioni e/o misure non vengono però trasmesse nella
comunicazione, dunque non è dato conoscere ne verificare il loro effettivo contenuto.
- Per verificare effettivamente la presenza di possibili rischi per la salute umana e l’ambiente occorre  conoscere
in modo esaustivo e completo le caratteristiche radiotecniche del radar, le previsioni effettuate in merito alle sue emissioni,
che poi andrebbero effettivamente sottoposte a verifica mediante rilievi da realizzare in conformità a quanto previsto dalla normativa.
In mancanza di queste scrupolose verifiche non è possibile escludere rischi, che peraltro sono apparsi
rilevanti in altri siti interessati dall’installazione del medesimo dispositivo radar, tanto da sconsigliarne
la realizzazione e/o l’entrata in servizio.

24/01/2015

esce un nuovo articolo di Antonio Mazzeo : L’isola di Lampedusa ad alto rischio elettromagnetico

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SELIS e dintorni…

In data 16/01/2015 a Lampedusa ci sarà una visita del Governo Nazionale e Regionale per l’avvio del nuovo impianto per la produzione di acqua potabile.  Le Società Consortili SAP 1 e SAP 2 sono aggiudicatarie del servizio di produzione acqua potabile nelle Isole rispettivamente di Pantelleria, Lampedusa e Linosa. Saranno presenti:

  • Dott. Graziano Del Rio, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri • Dott. Davide Faraone, Sottosegretario al Ministero della Pubblica Istruzione • Dott. Rosario Crocetta, Presidente della Regione Sicilia • Dott. Nicola Diomede, Prefetto di Agrigento • Dott.ssa Vania Contrafatto, Assessore all’Energia della Regione Sicilia • Arch. Giuseppe Taverna, Dirigente Regione Sicilia
  • Dott.ssa Giusi Nicolini, Sindaco del Comune di Lampedusa e Linosa • Dott. Salvatore Gino Gabriele, Sindaco del Comune di Pantelleria • Dott. Giuseppe Pagoto, Sindaco del Comune di Favignana • Dott. Attilio Ricciardi, Sindaco del Comune di Ustica • Dott. Marco Giorgianni, Sindaco del Comune di Lipari • Dott. Riccardo Gullo, Sindaco del Comune di Leni • Dott. Massimo Lo Schiavo,Sindaco del Comune di Santa Maria di Salina • Dott. Salvatore Longhitano, Sindaco del Comune di Malfa • Ing. Giuseppe Campagna dirigente Società Consortile SAP 1 e SAP 2 • Ing. Luigi Patimo dirigente Società Consortile SAP 1 e SAP 2 • Ing. Lorenzo Belbusti dirigente Società Consortile SAP 1 e SAP 2

Un nuovo impianto per l’acqua potabile che però non servirà a niente se i serbatoi e la rete idrica non verranno rimodernati,  visto lo stato di obsolescenza in cui si trovano e visto che anche se l’acqua in origine fosse potabile, passando dalle condutture attuali o stazionando nei serbatoi, l’acqua diventerebbe imbevibile. Ma questo potrebbe essere un primo passo per rivedere il sistema idrico a Lampedusa che da sempre è uno dei punti critici. Va ricordato che fino ad oggi l’acqua erogata all’interno delle case non è potabile e che il servizio è pagato dal cittadino a forfait contravvenendo a qualsiasi legge e buon senso. Certo razionalmente uno si aspetta che si parta dalla rete di distribuzione o che la produzione e la distribuzione vengano affrontate in modo organico. Ma la razionalità in questi casi è un lusso. Se uno conosce un minimo la storia della produzione e distribuzione di acqua a Lampedusa sa bene che quello che sta accadendo è semplicemente la continuazione di decenni di malefatte e irregolarità, ma cerchiamo di andare con ordine. La Regione Sicilia è proprietaria dal 1978 degli impianti di dissalazione di acqua di mare situati nella zona di Cala Pisana i quali sono stati costruiti con fondi pubblici (cassa del Mezzogiorno), per soddisfare le esigenze di acqua potabile dell’isola di Lampedusa. La Regione aveva affidato la gestione tramite trattativa privata alla società SO.FI.P. spa la quale avrebbe dovuto garantire che l’acqua erogata fosse destinata al consumo umano rispettando tutti i parametri di legge.

La Giunta comunale con deliberazione N.59 in data 24/03/2006 dichiarava di volere interrompere il rapporto con la SO.FI.P dichiarando testualmente “Le vicende rappresentate non consentono di potere fare alcun affidamento sulla serietà e professionalità della suddetta società” Motivando con quanto segue:

  • Che, in data 01/12/2004 nel corso delle esecuzioni dei lavori sulla condotta della rete idrica proveniente dal dissalatore di Cala Pisana, si constatava la fuoriuscita, al momento del taglio della tubazione, di acqua mescolata a sostanze oleose;
  • Dalla relazione dell’ARPA Sicilia del 22/03/2005 è emerso che la falda di acqua dolce della zone di Cala Pisana subiva da diversi anni inquinamenti da idrocarburi; e che da circa tre anni la SO.FI.P. decise di utilizzare l’acqua di due pozzi scavati all’interno dello stabilimento, senza valutare il rischio di interazione con la falda di acqua dolce.
  • Tutto questo mostra come per un lungo periodo la SO.FI.P., mettendo a repentaglio la salute pubblica, non ha effettuato adeguati controlli sulla qualità dell’acqua erogata essendo invece tenuta a garantire i parametri di legge ai sensi della convenzione intercossa con la Regione Siciliana.

L’amministrazione di allora (Bruno Siragusa) aveva proceduto per vie legali contro la SELIS/ SOFIP, ma nel 2008 con la vittoria di De Rubeis alle comunali e il cambio di amministrazione, venne ritirata la denuncia del comune. L’amministrazione De Rubeis ha il primato in quanto assunzione di consiglieri comunali alla SELIS, forse una coincidenza. Tutte le amministrazioni hanno avuto nell’arco del loro mandato da un minimo di uno al massimo di 4 consiglieri “impostati” alla SELIS.

  La SELIS va ricordato, possedeva il 97% della SO.FI.P. e causò (forse continua a causare) l’inquinamento della zona di cala Pisana con lo sversamento di combustibili (Oli e gasolio) oltre che con emissioni di fumo nerissimo e forte vibrazioni e rumore. Sull’inquinamento da parte della SELIS della zona di cala Pisana, compresi pozzi d’acqua, spiaggia e terreno, ci sono diverse perizie. Ad esempio una del 2008 da parte dell’ARPA Sicilia: “Esaminata la relazione ed i rapporti di prova delle analisi effettuate sui campioni di suolo e di acque sotterranee dalla CADA a.n.c. e confrontando gli stessi con i risultati delle analisi, sulle aliquote degli stessi campioni eseguite da ARPA Sicilia si è constatato in alcuni di essi il superamento della Concentrazione della Soglia di Contaminazione” nel documento (protocollo n 395 del 12/02/2008) si specifica la responsabilità della SELIS nell’inquinamento della zona di Cala Pisana. In un’altra relazione dei Vigili del Fuoco di Lampedusa, che risale al 2002, si legge: “Dallo scarico della centrale elettrica SELIS fuoriusciva gasolio di alimentazione motori, causa rottura valvola di non ritorno, riversando il liquido, lungo la strada non asfaltata, in pendenza, sino al terrapieno frontale della spiaggia di Cala Pisana”. L’acqua della SO.Fi.P. costava in media al comune di Lampedusa e Linosa 300.000,00 all’anno. Oggi la società che gestisce la produzione di acqua potabile a Lampedusa è la Società Consortile SAP 1 e SAP 2. E’ logico un cambio di società nella gestione della produzione di acqua potabile a Lampedusa visto i precedenti. Ma questa è la terra che diede il titolo nobiliare ai Tomasi di Lampedusa di cui l’illustre discendente coniò uno dei modi di dire che più rappresentano la Sicilia e di conseguenza Lampedusa

Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.

Difatti la SELIS continuerà attraverso l’Ing. Campagna (l’amministratore unico della SOFIP/SELIS ) a gestire la produzione dell’acqua potabile a Lampedusa. Coloro che hanno inquinato e distribuito l’acqua a Lampedusa fino a ieri invece di essere condannati ed esclusi dalla gestione, vengono premiati dalle istituzioni di tutti i livelli.   Ma la storia della SELIS a Lampedusa è storia di “maloaffare” da sempre. Pensate che già nel 1978 un anno dopo che l’allora Consiglio Comunale approvava la costruzione di una centrale elettrica da ubicare a Cala Pisana (zona agricola), la C.P.C. di Agrigento chiedeva al comune di Lampedusa:

“Faccia conoscere la disponibilità della zona industriale e sui motivi per cui l’opera non viene realizzata nella zona che, in base al programma di fabbricazione è espressamente prevista per l’insediamento industriale”.

Di quanto sopra detto non si è riscontrato ulteriore risposta da parte dell’amministrazione. Con una successiva delibera n.ro 10 del 15/02/1978 si reiterava l’approvazione della variante al programma di fabbricazione per il cambio di destinazione dell’area anzidetta. Nello stesso anno l’Ass.to Territorio e Ambiente emetteva parere negativo in quanto:

“L’area proposta ricade tutta nell’ambito della fascia di rispetto cimiteriale di m 200, inoltre la stessa area proposta ricade in parte entro i 150 m dalla battigia”.

Questo è solo l’inizio di una “lunga storia” che chi vuole può approfondire attraverso una relazione del 2011 fatta dall’U.T.C. di Lampedusa N. Prot. 9222 e che conclude cosi:

Premesso che dagli atti riscontrati, quest’ufficio nutre serie perplessità sulla definitiva approvazione della variante al programma di fabbricazione dell’area in questione, poiché nel D.A. n.ro 152 del 05/10/1979 quanto appena detto non appare chiaramente specificato, si porrà con separato atto all’Assessorato Territorio e Ambiente quesito affinchè venga chiarita la questione. Lo stato di fatto riscontrato rappresenta una totale edificazione estesa a quasi tutta l’area disponibile. Le opere realizzate in ampliamento al progetto originario assentito, grazie al rilascio di Concessioni edilizie di dubbia legittimità, ha radicalmente modificato il tessuto urbanistico e Ambientale dell’area. Si è calcolata la presenza di manufatti per un volume complessivo apri a mc. 11.629,56 con una superficie coperta di mq. 2.187,91 a fronte di una supeficie coperta realizzabile pari a mq. 1.215. Il tutto meglio evidenziato nell’allegata planimetria. L’area su cui insistono le opere è sottoposta ai seguenti vincoli:

  • Vincolo Paesaggistico BB.CC.AA. imposto con Decreto Assessoriale del 12/07/1983 pubblicato nella GURS in data 17/09/1983 n.ro 40;
  • Vincolo Idrogeologico R.D.L. del 30/12/1923 n.ro 3267;
  • Vincolo cimiteriale (in parte);
  • Vincolo sismico recepito con decreto del dirigente della protezione civile del 15/01/2004 pubblicato sulla G.U. del 13/02/2004 n.ro 7;
  • Vincolo di in edificabilità assoluta dei 150 metri dalla battigia LR 12/06/1976 n.ro 78 art. 15 (in parte).

Un’altra questione che è stata sollevata più volte è quella:

del prezzo delle bollette più care rispetto al resto d’Italia.

Da un articolo apparso sul sito Giovani Lampedusa: «Avete mai guardato con attenzione le bollette della SELIS (ente erogatore dell’energia elettrica locale, ndr)? Vi prego di dedicare qualche minuto a leggere questo mio post», si legge nella nota. «Non credo che in Italia — continua — ci siano località in cui la luce elettrica costi così tanto. La voce che più colpisce nella lettura della fattura, è l’importo spropositato del costo dei servizi che, a quanto riferisce l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, “sono i costi sostenuti dal distributore per il trasporto dell’energia (a livello nazionale e locale) fino al contatore del cliente e per la lettura dei consumi. Questa componente rappresenta in media il 15% della spesa totale lorda ed è coperta da tariffe stabilite dall’Autorità con criteri uniformi per l’intero territorio nazionale. Nella bolletta, gli importi pagati per tali attività sono suddivisi in: Quota fissa, Quota variabile e Quota potenza“. Ebbene, come si evince dalla bolletta allegata, il solo costo che la Selis mi ha addebitato per trasportare l’energia elettrica dalla centrale a casa mia va oltre il 57% contro il 15% massimo fissato dalle norme in vigore che oltretutto prevede “criteri uniformi per l’intero territorio nazionale“». bolletta selis La liberalizzazione dei mercati dell’energia elettrica e del gas è stato un processo che ha portato le aziende e le famiglie a poter scegliere liberamente il proprio fornitore. La comunità europea al fine di creare un unico mercato europeo dell’energia libero e concorrenziale ha compiuto infatti il primo passo verso la liberalizzazione del mercato dell’energia mediante l’approvazione di due Direttive europee: la Direttiva 96/92/CE per l’elettricità e la Direttiva 98/30/CE per il gas recepite successivamente nell’ordinamento italiano. Per il Mercato dell’Energia Elettrica, il processo di liberalizzazione è avvenuto grazie al Decreto Legislativo n. 79/1999 (Decreto Bersani) che ha aperto, in prima battuta, il mercato alle aziende (1999) e ai titolari di P.IVA per poi completarsi il 1 luglio 2007 consentendo anche alle famiglie di poter scegliere il proprio fornitore. (sito Roma Gas e Power).  

Specifichiamo che noi siamo per l’autogestione comunale e attraverso assemblee, di tutti i servizi della comunità e che non siamo per le liberalizzazioni in generale ma per un approccio comunitario e partecipato nella gestione dei beni e dei servizi. In ogni caso la liberalizzazione della produzione e distribuzione dell’energia elettrica, almeno a Lampedusa non si è mai concretizzata, visto che la SELIS ha il monopolio assoluto. Stella Migliosini imprenditrice che vive e lavora a Lampedusa sente il peso di una bolletta cosi cara, come tutti del resto sull’isola. Nel 2011 aveva raccolto 500 richieste all’ENEL dopo che questa azienda aveva lanciato una campagna nazionale per promuovere i propri servizi. Queste richieste si fermarono e la Migliosini cerco di capire perché l’iter avesse subito quell’arresto.

“nessuno mai mi ha spiegato il perchè quelle richieste furono bloccate, nonostante c’era stato un grande interessamento da parte dell’ENEL quando presi le prime informazioni sulla possibilità di cambiare società dell’energia elettrica” (Stella Migliosini)

Inoltre la SELIS ha in locazione da parecchi anni diversi terreni comunali adibiti a cabine di trasformazione ad esempio la delibera di consiglio comunale n 117 del 02/08/1994 concedeva in affitto mq 21 di suolo comunale, al fine di realizzare una cabina di trasformazione al canone annuo di vecchie lire 7.250.000. Sono stati pagati gli affitti dei terreni ? I manufatti sono stati realizzati a norma ? Quanti pali e fili attraversano strade e terreni comunali e questi sono fatti in modo da salvaguardare persone, animali e cose ? E’ evidente che proprio, per l’elevato stato di degrado in cui versano tali condotte elettriche probabilmente non manutenzionate a dovere, si verificano abbassamenti di tensione comportando a tutti gli elettrodomestici in uso, un superiore consumo (il contatore gira di più) a danno della stessa utenza, con possibili vantaggi, a favore della SELIS. Di tutto questo ci sono denunce, perizie, atti ufficiali di vari enti e istituzioni. Come mai la SELIS continua la sua attività sull’isola di Lampedusa ? Basta solamente impiegare dei consiglieri comunali ad ogni amministtrazione per coprire tutti questi illeciti ? A Lampedusa nessuno può dirsi “in regola”, da sempre le istituzioni a tutti i livelli hanno favorito dei comportamenti “fuori legge” pretendendo all’ora opportuna però “L’essere in regola”. L’ora opportuna è al momento delle elezioni, è al momento che qualcuno subisce un torto, è al momento che uno cerca giustizia. Ma se guardiamo bene, chi può dirsi “in regola” ? La regione Sicilia può dirsi in regola ? Il comune di Lampedusa e Linosa può dirsi “in regola” ? La SELIS può dirsi in regola ? Noi vorremmo che la SELIS pagasse tutto quello che deve alla popolazione di Lampedusa e poi se ne andasse dall’isola per sempre. Che si cominciasse a fare un piano vero per le energie rinnovabili e che la gestione della produzione e distribuzione dell’energia elettrica divenisse della comunità.

Di seguito una testimonianza di Maggiore Vincenzo sulla sua vicenda personale con la SELIS:

Io Vincenzo Maggiore nato a Lampedusa il 10/07/1956 e residente in via Cala Pisana n 47 con la seguente relazione informo le autorità competenti, i miei concittadini e i mezzi d’informazione, sulla gravissima situazione che vivo da 34 anni nel rapporto con  la SELIS, con le gravi conseguenze di salute da essa derivate a me e tutta la mia famiglia. Vivo nella mia casa in zona Cala Pisana dal 1976 e da alcuni anni prima la famiglia di mia moglie aveva anche un ristorante nella stessa zona.  Nel 1980 la ditta SELIS che a Lampedusa gestisce la fornitura dell’energia elettrica ha impiantato a pochi metri dalla mia abitazione la centrale elettrica a gasolio. I primi anni la centrale elettrica  emanava fortissimi rumori, fortissime vibrazioni che facevano tremare tutto il vicinato e scaricava un fumo nero densissimo. Il primo risultato fu la chiusura del ristorante, perche ormai era impossibile resistere al rumore e alle vibrazioni. Per la nostra famiglia fu un grave danno perché il ristorante ci permetteva di avere quelle entrate che poi ci permettevano di vivere tutto l’anno in maniera dignitosa. Mio suocero disse più volte a l’ingegnere Campagna, il capo della SELIS, della situazione che si era venuta a creare ma la centrale continuò ad essere attiva come se nulla fosse successo . Mia suocera comincio a soffrire di una forte cefalea muscolo ansiosa e mio suocero fece un esposto con un avvocato, che ebbe  l’effetto di fare attuare alla SELIS alcune modifiche, che attenuarono i rumori, le vibrazioni e gli scarichi di fumo, ma non riportarono alla condizione di vivibilità la zona di Cala Pisana. Dopo svariati disagi che la mia famiglia subiva a causa dei continui rumori e vibrazioni, che ancora nonostante i lavori continuavano e dopo che mio suocero aveva più volte scritto e parlato con i dirigenti della SELIS non era cambiato molto.Mio suocero e mia suocera  avevano aperto una ditta di pulizie e  nel 1998 vennero assunti proprio alla SELIS per fare le pulizie. Questo è un comportamento tipico di chi gestisce la SELIS, a Lampedusa è risaputo che tutte le amministrazioni hanno impiegato: chi due, chi tre persone, compreso consiglieri comunali per chiudere gli occhi nei confronti degli abusi della SELIS. Oltre al rumore, alle vibrazioni, al fumo che la centrale della SELIS emette, c’è un altro grave fatto che si ripete negli anni e che è stato anche riportato da una relazione dei Vigili del Fuoco di Lampedusa: I pozzi di acqua e le falde acquifere sono state inquinate dalle fuoriuscite di gasolio dai motori della centrale elettrica e questo fatto si ripete ancora. Nella relazione dei vigili del fuoco si parla di novemila litri di gasolio. Nel 2004 cominciammo ad avere nei rubinetti  di casa delle fuoriuscite di acqua mista a gasolio. Attraverso un controllo dell’ARPA Sicilia con relativa relazione  ufficiale scritta, avemmo la conferma che l’acqua nei pozzi delle nostre case era avvelenata dalla presenza del  gasolio. Questo fatto ci spinse a fare una denuncia alla Guardia di Finanza di Lampedusa nei confronti della selis. Dopo pochi giorni la SELIS licenziava i miei suoceri  dal loro lavoro di pulizia alla centrale di Lampedusa. L’ARPA fece un altro rilevamento vicino la spiaggia di Cala Pisana rilevando nuovamente la presenza di gasolio e diverse volte l’ARPA  ha proceduto a fare dei rilevamenti dell’inquinamento acustico di cui le relazioni finali non ci sono mai state date. Nel 2009 a mio suocero vengono diagnosticati dei noduli al polmone e da tempo soffre di disturbi dell’udito. Nel 2010 mi viene diagnosticato un tumore alla prostata e da tempo soffro di una bronchite cronica. Mia moglie  ha il 60 per cento di udito in meno. Nel 2009 all’interno della centrale scoppia un incendio ai motori con un rumore assordante che ci fece scappare di notte e lasciare la nostra abitazione. Ovviamente vennero i vigili del fuoco a spegnere le fiamme. Abbiamo richiesto la relazione ai vigili del fuoco di Lampedusa che ci rimandarono alla stazione dei Vigili del Fuoco di Villaseta dove c’è la sede provinciale dei Vigili del fuoco. Li non ci hanno voluto rilasciare la relazione sull’incendio dicendoci che la SELIS aveva chiesto di non rilasciare alcun documento. Ultimamente la SELIS ha fatto altri lavori ed ha ingrandito i suoi edifici, tanto da non esserci più spazio per le macchine dei dipendenti di entrare fin dentro i capannoni con i motori. Cosa questa che impedirebbe la possibilità ai mezzi dei pompieri, di potere svolgere le operazioni di spegnimento e di soccorso, in caso di un altro incendio. Abbiamo fatto diversi esposti e posto all’attenzione il caso a : Procura della Repubblica di Agrigento Tribunale di Agrigento al PM Fornasier Guardia di Finanza di Lampedusa Stazione dei Carabinieri di Lampedusa Presidente della regione Sicilia Rosario Crocetta Prefetto di Agrigento Legambiente Sede Nazionale  e sede di Lampedusa Inoltre abbiamo fatto presente la situazione ai sindaci: Bruno Siragusa, Dino De Rubeis e Giuseppina Nicolini. A parte il sindaco Bruno Siragusa che a suo tempo aveva proceduto per vie legali nei confronti della SELIS (processo che poi è stato bloccato con l’amministrazione De Rubeis), per quanto riguarda l’inquinamento delle falde acquifere e di alcuni pozzi. Ne Dino De Rubeis, ne Giuseppina Nicolini hanno proceduto in nessun modo nei confronti della SELIS. A seguito delle ultime denunce e solleciti e del nostro incontro con l’attuale sindaco,  sono stati inviati presso la mia abitazione il maresciallo dei carabinieri, vigili urbani e un dipendente dell’ufficio tecnico del comune di Lampedusa. Il fatto era seguito ad una denuncia anonima per abusivismo nei miei confronti e si è risolta con un nulla di fatto perche non ci sono le condizioni di una denuncia a mio carico. Abbiamo presentato alla SELIS nel 2102 con un avvocato, una richiesta di risarcimento per danni alla salute , che ci ha risposto che loro sono in tutto e per tutto in regola. Di tutte le nostre denuncie ancora aspettiamo di avere dei riscontri.  Fino ad oggi, purtroppo, abbiamo avuto un atteggiamento da parte delle istituzioni, che è stato deludente. Continueremo ad andare avanti fino a che alla nostra vita, non venga restituita, quantomeno la tranquillità e la pace che da tempo abbiamo perso. Speriamo che non ci vogliano altri 10 anni per una vostra risposta e che non debba morire nessuno prima di avere una briciola di giustizia, anche se le ultime sentenze sul caso eternit non ci lasciano ben sperare. Di tutto quello che è successo alla mia famiglia e che temo non avrà fine nell’immediato , ricordate che ognuno di voi ha le sue responsabilità. Vincenzo Maggiore

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Relazione dell’ARPA Sicilia e controrelazione del prof. Massimo Corraddu.

Riprendiamo le comunicazioni sulla questione radar e esame epidemiologico a Lampedusa dopo una pausa di silenzio servita a rielaborare i dati fino a qui acquisiti.
Cerchiamo di essere schematici e di dare le informazioni necessarie al fine di potere proseguire la nostra lotta per la salute e per una Lampedusa che possa essere isola di pace, dialogo e solidarietà e non una base militare NATO nel mezzo del mediterraneo.

Prima di tutto una nota introduttiva per dire che lo scetticismo di alcuni

si è rivelato un sentimento  ed una “prassi” di comportamento che è stata assolutamente smentita dai fatti.

infatti la raccolta firme e la mobilitazione (anche se di pochi) hanno ottenuto l’effetto da noi sperato.

La prima condizione per fare in modo che le cose cambino è la partecipazione diretta degli isolani alle questioni politiche del territorio.
Molti dicevano infatti che sarebbe stato inutile racogliere le firme e “parlare” tanto non sarebbe successo niente.
Invece è successo quello che ci aspettavamo ed avevamo previsto: i funzionari dell’ARPA Sicila sono venuti sull’isola dopo i nostri solleciti e la raccolta firme (portata avanti insieme al comitato delle mamme di Lampedusa). Come avevamo detto anche pubblicamente, ci aspettavamo che l’ARPA Sicilia facesse una relazione sommaria e imperfetta (Allegato n1) che potesse rassicurare la popolazione e “lavarsi le mani” sulla questione spinosa che vede gli apparati militari in prima linea a difendere il loro progetto di fare dell’isola una base militare di controllo e spionaggio.
Come avevamo annunciato abbiamo fatto visionare la relazione al fisico Massimo Corraddu che sta seguendo la situazione, cosi come sta seguendo quella del MUOS e di altri casi di inquinamento elettromagnetico.
Alleghiamo la sua relazione fatta sul documento dell’ARPA Sicilia (allegato n2).
“La sintesi è che le misure fatte sui radar non servono assolutamente a nulla perchè la tecnica e la strumentazione di misura impiegate erano assolutamente inadeguate, mentre le misure fatte in paese in prossimità dei ripetitori, hanno in alcuni casi evidenziato valori molto alti e vanno assolutamente approfondite con tecniche più adeguate e maggiore impegno.” M. Corraddu
Ci chiediamo se l’amministrazione abbia provveduto come annunciato ad uno studio indipendente sulle emissioni di onde elettromagnetiche e se è si a che punto questo studio è arrivato.
Noi da parte nostra ci stiamo attivando in questo senso, per delle rilevazioni e degli studi indipendenti.
Anche l’ASP ha risposto alle nostre richieste e sta avviando l’esame epidemiologico. Staremo a vedere i risultati di queste indagini e le faremo valutare ad esperti di nostra fiducia.
Sul radar di capo grecale abbiamo fatto un esposto alla Procura della Repubblica insieme ad altre associazioni di Lampedusa e ad altri cittadini. Aspettiamo la scadenza dei termini che la procura si riserva per vagliare gli esposti.
Presto faremo un comizio in piazza dove spiegheremo nel dettaglio quello che stiamo facendo e per programmare azioni condivise con la popolazione.
Solo insieme si può contrastare lo scempio che è stato fatto e si sta facendo all’isola di Lampedusa.
E’ necessario uscire dall’apatia diffusa e rendersi partecipi della lotta per la salvaguardia dell’isola e della nostra salute.
SENZA PAURA !

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Esposto alla procura della Repubblica per il radar di capo Grecale e parere negativo della Legambiente per i nuovi radar di capo Ponente.

Ieri mattina a PortoM c’è stata una riunione per presentare l’esposto alla procura della Repubblica di Agrigento per il radar di capo grecale in dotazione alla Guardia di Finanza dopo avere presentato diverse richieste di rimozione dello stesso radar, tutte senza risposta.

L’incontro è stato molto positivo perche voluto da altre associazioni e isolani che hanno chiesto di potere firmare l’esposto preparato dai nostri legali che verrà presentato entro questa settimana.

L’amministrazione ancora non si è pronunciata sul radar in questione.

Oggi veniamo a conoscenza del parere negativo che la Legambiente ha rilasciato per quanto riguarda i nuovi radar di capo Ponente che mettiamo qui in allegato http://www.studiok.it/portali/lampedusalinosa/documenti/141_rn_lam_2014_VI_negativa_Radar_Aeronautica_Lampedusa.pdf Un risultato importantissimo che mette in discussione tutto l’iter che si stava svolgendo in maniera silenziosa e all’oscuro della popolazione. Ora bisogna continuare con maggiore forza e determinazione per riappropriarci del nostro territorio e pretendere un’isola sana e non inquinata.

Attendiamo ancora risposta per quanto riguarda l’esame epidemiologico con cui si dovrebbero analizzare anche l’acqua, il cibo e il terreno. Bisogna unirsi perchè la salute è un bene irrinunciabile. Speriamo anche in una maggiore attenzione verso il territorio da parte di tutti noi lampedusani. Purtroppo nel territorio sono presenti diverse discariche a cielo aperto e la presenza di amianto.   Presto rifaremo un sollecito all’ASP dove metteremo in evidenza anche questi aspetti, chiediamo a tutti coloro che hanno foto di discariche abusive e amianto di mandarcele via mail ad askavusa@gmail.com

SENZA PAURA !

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Lettera inviata alle istituzioni sui radar. 26-11-2014

Alla Presidenza del Consiglio:

Presidente del Consiglio
Ufficio per il controllo interno, trasparenza ed integrità
Ufficio del Consigliere militare
Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi (Dipartimento per il coordinamento amministrativo)
Al Ministero della Difesa
Al Ministero della Salute
Al Dipartimento Affari interni e territoriali del Ministero dell’Interno
Alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento
Alla Prefettura di Agrigento
Al presidente della Regione Sicilia
All’Assessore Regionale alla Salute
Al Dipartimento Attività Sanitarie Regione Sicila
All’assessore Territorio e Ambiente della Regione Sicilia
Al Sindaco di Lampedusa e Linosa
All’ARPA Sicilia
All’ASP Palermo
Al Comando Generale della Guardia Di Finanza
Al CGA Regione Sicilia
All’ambasciata italiana della città del Vaticano
Questa comunicazione verrà inviata anche agli organi di stampa.
COLLETTIVO ASKAVUSA
Con la presente informiamo sulla situazione attuale rispetto alla questione dei radar a Lampedusa.
Per una più ampia esposizione dei fatti si rimanda allo studio fatto da Askavusa “Lampedusa istruzioni per l’uso”.
Sull’isola abbiamo contato la presenza di 10 radar su cui stiamo approfondendo: storia, funzioni e pericolosità.
Sui ripetitori e antenne ad uso “civile”  l’ufficio tecnico del comune di Lampedusa e Linosa ha rilasciato i documenti e stiamo provvedendo a prenderne copia.
Non abbiamo avuto al momento, nessuna informazione e/o documento sui radar e antenne ad uso militare.
Il comune di Lampedusa e Linosa attualmente non possiede un regolamento per l’installazione di radar e/o antenne e/o ripetitori e neanche un registro di tutto ciò che è presente sul territorio in materia.
Lampedusa è sopra la media nazionale per malattie e morti tumorali.
Ci concentriamo in questo momento su due punti che riteniamo più urgenti:
1) Il radar della Guradia di Finanza in zona grecale, nei pressi del faro.
2) I nuovi radar che si dovrebbero installare in sostituzione di quelli già presenti in zona Ponente, nei pressi della ex stazione Loran.
1 In zona Grecale, in un terreno attualmente dato in uso dal comune alla Telecom, vi è in funzione dal 2008 il radar EL/M-2226 ACSR in dotazione alla Guardia di Finanza e acquistato da Israele dalla Elta Systems Ltd grazie al Fondo per le frontiere esterne Ue 2007-13. Il radar della Guardia di Finanza è già stato riconosciuto dannoso per la salute umana e ci sono due sentenze del TAR della Sardegna che attestano tale pericolosità, oltre a relazioni di esperti come il Dott. Massimo Coraddu (Dipartimento di Energia del Politecnico di Torino – DENERG) e una relazione della ARPA Sardegna. Il radar in questione è stato rimosso da Tresnuraghes, da Capo Sperone (Sant’Antioco), Capo Pecora (Fluminimaggiore) l’Argentiera, nel comune di Sassari,a Melilli in Sicilia e in altri comuni dove la popolazione si è ribellata all’installazione. Dello stesso radar non esistono al comune di Lampedusa e Linosa: ne richieste per l’installazione, ne studi sull’impatto delle emissioni elettromagnetiche, ne tantomeno permessi rilasciati dal comune.
 A quanto risulta da precedenti analisi, l’esposizione diretta al fascio principale emesso dal radar ELM2226 (di produzione ELTA System) possono superare il limite di esposizione previsto dalla legislazione italiana (Legge 36 del 22 Febbraio 2001 e dal decreto attuativo DPCM dell’8 Luglio 2003) per distanze inferiori a circa 100 metri dall’antenna. Il superamento del limite di esposizione, fissato a tutela degli effetti acuti dovuti, espone al rischio di subire danni per esposizioni anche di breve durata (gli organi più esposti sono gli occhi e le gonadi).
Il radar è installato in una zona aperta e accessibile e pianeggiante, priva di ostacoli naturali, e  le persone possono, senza difficoltà, avvicinarsi sino a poche decine di metri dall’antenna, occorre adottare criteri di maggiore prudenza e cautela, evitando di avvicinarsi eccessivamente all’antenna.
Vista la necessaria approssimazione con cui sono stati svolti sia i calcoli sia  le valutazioni di ARPA Sardegna (approssimazione dovuta al fatto che i dati forniti sul Radar sono incompleti e non consentono valutazioni di Campo Vicino), consigliamo per prudenza  di non avvicinarsi a meno di 200 metri dal radar.
Abbiamo inoltrato due richieste alla Guardia di Finanza, per l’immediata rimozione del radar
EL/M-2226 ACSR, una il 20/10/2014 e un’altra per mezzo di un nostro legale il 23/10/2014, richieste attualmente rimaste senza alcuna risposta.
2 Sull’isola «sarà predisposto dalla Marina militare nell’ambito del programma pluriennale di
ammodernamento e potenziamento delle infrastrutture nazionali (in tutto undici), facenti parte della Rete radar costiera (RRC) e della Centrale di Sorveglianza Marittima Associata (CSMA), la piattaforma fondamentale per la cosiddetta Consapevolezza della Situazione Marittima che consente di avere sotto controllo tutte le attività navali in corso nel Mediterraneo»3, «sarà realizzato a Cala Ponente e verrà messo a disposizione dell’aviazione militare italiana e delle task-force della Nato che operano nel Mediterraneo».
Quella di Lampedusa sarà una postazione radar fissa per la difesa aerea FADR (Fixed Air Defence Radar), un sistema avanzato che utilizza frequenze diverse rispetto a quelle utilizzate dal precedente sistema che si appresta ad essere sostituito. Infatti le frequenze precedentemente utilizzate devono essere liberate per i nuovi dispositivi commerciali WiMAX, destinati a fornire accessi internet a banda larga da dispositivi mobili (cellulari e computer portatili). All’incontro con l’ammiraglio Stefano Dotti, avvenuto il 30/10/2014 nell’ufficio del sindaco del comune di Lampedusa e Linosa, Giusi Nicolini, erano presenti: diversi esponenti
dell’amministrazione locale, rappresentanti di “Askavusa”, due cittadini di Lampedusa e un esponente dell’associazione “Imprenditori di Lampedusa”. In tale occasione non sono emerse particolari novità rispetto alla nocività dei nuovi radar: l’ammiraglio Dotti ha infatti sostenuto che i nuovi radar non arrecherebbero danno alla salute e all’ambiente. Noi abbiamo ovviamente sostenuto il contrario e abbiamo ribadito che rispetto a questi tre nuovi radar, intendiamo proporre un confronto tra i tecnici militari, i tecnici del comune ed i tecnici che ci stanno seguendo e supportando. Per questo abbiamo chiesto un tavolo tecnico.
L’ammiraglio Dotti ha dichiarato che si sarebbe fatto portavoce, presso lo Stato Maggiore della Difesa, della nostra richiesta.
In seguito a quanto emerso dall’incontro, riteniamo dunque opportuno puntualizzare quanto segue:
•L’amministrazione comunale di Lampedusa e Linosa non ha ancora rilasciato le autorizzazioni
necessarie per l’installazione dei tre nuovi radar. Cosa, questa, che nelle passate comunicazioni
dell’amministrazione comunale non era chiara («Per un ammodernamento sul territorio nazionale
della rete dei Radar per la difesa aerea, entro la fine del 2014 inizieranno i lavori per la sostituzione
del Radar RAT-31SL con il più moderno RAT_31DL”», [Comunicato del sindaco di Lampedusa e
Linosa del 16/10/2014]).
Le dichiarazioni dell’assessore alla sanità del comune di Lampedusa e Linosa, rilasciate il 10/11/2014 in assemblea pubblica e il documento firmato dallo stesso e tutt’ora pubblicato sul sito del comune di Lampedusa e Linosa, fanno intendere che gli studi sulla pericolosità dei radar, verranno svolti dopo l’installazione.
Chiediamo all’amministrazione comunale di chiarire se l’intenzione è quella di montare i radar senza uno studio preventivo.
•L’ufficio tecnico del comune di Lampedusa e Linosa, il sindaco e l’ammiraglio Dotti si sono impegnati a rilasciare i documenti relativi ai nuovi radar.
Attualmente non abbiamo avuto la possibilità di accedere a questi documenti per un veto posto dall’ammiraglio Dotti, il quale sta rimandando di settimana in settimana la risposta in merito al rilascio dei documenti, che tra l’altro sono già stati depositati nell’ufficio tecnico di Lampedusa.
L’ammiraglio Dotti si era anche impegnato, su nostra proposta, di provare a istituire  un tavolo tecnico in cui noi avremmo partecipato con dei nostri esperti. Anche di questa proposta non abbiamo alcuna notizia.
Considerazioni del Dott. Massimo Coraddu
(Dipartimento di Energia del Politecnico di Torino – DENERG)
A quanto risulta, a Lampedusa sono in via di installazione diverse tipologie di radar:
A) un radar di sorveglianza aeronautica (radar Selex RAT 31-DL) deve essere installato in sostituzione di un precedente dispositivo radar che svolgeva la stessa funzione (un radar Selex RAT 31-SL).
B) Due nuovi radar di sorveglianza costiera sono stati proposti dalla marina militare per la sua rete di sorveglianza costiera.
Vediamo separatamente quali conoscenze si hanno dei diversi dispositivi:
A) Le conoscenze che riguardano i radar di sorveglianza aeronautica FADR (Fixed Air Defence Radar), al momento, sono scarse e non sufficienti per un analisi delle loro emissioni e della loro pericolosità. Provengono essenzialmente dalla stessa casa costruttrice Selex, e sono ad esempio visibili nel sito http://www.radartutorial.eu/ (gestito dai principali attori industriali del settore, compresa selex/finmeccanica). In particolare le pagine dedicate ai radar in questione sono:
Il radar FADR Selex RAT 31-DL (operante nella banda D, precedentemente nominata banda L, da 1 a 2 GHz), è destinato a sostituire il precedente radar di sorveglianza aeronautica FADR Selex RAT 31-SL (operante nella banda S, attualmente denominata banda E-F, da 2 a 4 GHz) allo scopo di liberare le frequenze da 2 a 4 GHz per renderle disponibili per l’accesso a internet a banda larga da dispositivi mobili (sistema WiMAX), operazione in corso in molti siti dell’aeronautica militare in Italia, compreso quello diPotenza Picena.
Entrambi sono radar di grande potenza:
Il RAT 31-DL ha una potenza media di 2,5 KW, e forma brevi impulsi in cui la potenza concentrata è di 84 KW;
Il RAT 31-SL non è nota la potenza media KW, forma brevi impulsi in cui la potenza concentrata è di 155 KW;
sorvegliano lo spazio aereo in 3D e hanno la capacità di arrivare a 450 Km di distanza (oltre l’orizzonte). Purtroppo non siamo al momento in possesso degli altri dati radiotecnici indispensabili per un analisi delle emissioni.
B) Radar di sorveglianza costiera della rete della marina militare da installare nell’isola di Lampedusa (sito MM-TPS-756):
Le scarse informazioni su questi due radar costieri provengono dallo Studio di Fattibilità Ambientale del sito radar di sorveglianza, che il Ministero della Difesa Italiano ha presentato recentemente al comune di Lampedusa e Linosa.
Nello studio viene precisato che il sito prevede l’installazione di due radar:
il radar Selex T200C (detto Gabbiano) e il radar RASS-CI (che dovrebbe essere anch’esso della Selex). Di questi due, il secondo radar il RASS-CI (Radar di Scoperta di Superficie – RASS), in base alle conoscenze che abbiamo, è verosimilmente molto più pericoloso del primo. Si tratta infatti di una versione costiera del radar RASS C imbarcato nelle unità militari, come si deduce dalla presentazione fatta da Selex alla fiera internazionale degli armamenti di Bourget 2011 (http://www.selexsystemsintegration.de/uploads/media/PressRelease.pdf). I dati radiotecnici di questo secondo radar sono classificati come riservati e non vengono resi noti.
In sintesi, ciò che sappiamo dei due radar:
- del radar Selex Selex T200C (detto Gabbiano) sappiamo che emette a frequenze comprese tra 9.1 e 9.7 GHz, che ha una potenza media di 215 W, e forma brevi impulsi in cui la potenza concentrata èdi 3450 W. Il suo guadagno d’antenna nella direzione dell’emissione è di 28.5 dB (il che significa che nella direzione di emissione la potenza equivalente risulta aumentata di oltre 700 volte);
- del radar (il RASS-CI) non sappiamo assolutamente nulla.
Lo studio preparato dalla Selex, ovvero dalla stessa azienda che ha costruito e venduto i radar, già a una prima lettura appare inaccettabile sotto molteplici profili:
1) Le caratteristiche tecniche dei radar sono presentate in modo incompleto (nel caso del radar Gabbiano T200C) o sono addirittura del tutto assenti (nel caso del radar RASS-CI).
2) L’analisi della sicurezza non è conforme a quanto prescritto dalla legislazione in vigore in italia (citati nel paragrafo 5.1 a pag. 25 ma non utilizzati in seguito). La legislazione italiana (legge 36 del 2001) prevede esplicitamente la protezione della popolazione dagli effetti dovuti a esposizioni continue e prolungate (art. c3 punto c), come sono quelle dovute alle emissioni radar, attraverso la fissazione di opportuni limiti (detti “valori di attenzione”). Alle frequenze di emissione considerate, tale limite di sicurezza è stato successivamente fissato (DPCM 8 luglio 2003) al valore di 6 V/m. Selex però, nelle sue analisi, non prende in considerazione il limite di sicurezza in vigore in Italia, ma un valore 10 volte più elevato (61 V/m!) desunto dal rapporto ICNIRP del 1998, presentati nella tabella a pag. 32 e utilizzato in tutte le analisi successive (paragrafi 5.5, 5.6, 5.7, 5.8, 5.9, 5.10, da pag. 32 a pag. 48). Il rapporto ICNIRP citato non ha alcun valore in Italia infatti, al contrario della legislazione italiana, non considera in alcun modo gli effetti cronici dovuti all’esposizione continua delle microonde, come accade nel caso dei radar costieri (che sono sempre accesi). Quindi il ricorso alle tabelle dell’ICNIRP, oltre che essere inadeguato al caso in esame, è contrario a quanto stabilito dalla legislazione.
3) Per quanto detto in precedenza è impossibile verificare la correttezza dei calcoli svolti.
4) Non si tiene in alcun conto della presenza nelle vicinanze di altre sorgenti di emissione, sia radar che radio base.
5) Non si tiene in alcun conto delle conseguenze delle emissioni per l’ambiente naturalistico protetto della Riserva Naturale Orientata.
In conclusione
Da quel che si vede, considerate le dimensioni dell’isola, c’è una concentrazione spaventosa di radar (gli effetti biologici delle emissioni si sommano), che per di più duplicano le stesse funzioni (quello della guardia di finanza, della guardia costiera e della marina militare hanno sostanzialmente lo stesso scopo).
Le valutazioni sulla pericolosità delle emissioni di questi dispositivi, al momento, o non sono state rese note, o sono state condotte in modo superficiale e scorretto, dallo stesso ente proponente, o addirittura dal costruttore e fornitore del dispositivo. Valutazioni credibili devono prendere in considerazione le emissioni simultanee di tutti i radar presenti, devono essere condotte in modo indipendente da un ente terzo e devono essere complete e verificabili, oltre che naturalmente conformi alla legislazione italiana di radioprotezione in vigore.
Vista l’indubbia pericolosità delle emissioni di microonde, riconosciuta di recente anche dall’agenzia di ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (International Agency for Research on Cancer – IARC – Monografia 102, Maggio 2013,http://monographs.iarc.fr/ENG/Monographs/vol102/index.php),
occorre limitare al massimo l’esposizione della popolazione, specie quella in età molto giovane. La
concentrazione di molteplici dispositivi radar in un raggio di pochi chilometri e in presenza di abitazioni e siti residenziali deve essere evitata.
CHIEDIAMO:
ai lampedusani di pretendere in tutti i modi che la loro dignità e la loro salute venga rispettata.
all’amministrazione comunale di prendere una posizione chiara, intanto sul radar EL/M-2226 ACSR alla luce di quanto emerso e essere chiari anche sugli altri radar presenti sull’isola e da installare.
alla Guardia di Finanza di rimuovere immediatamente il radar EL/M-2226 ACSR, visto i gravi danni che provoca alla salute umana.
alla Guardia di Finanza di Lampedusa di fare pressione ai loro superiori affinché la salute e la dignità dei lampedusani venga rispettata. Non si può pretendere la legalità a senso unico. Anche voi siete complici di questa grave situazione.
agli organi competenti di fare luce su quanto sta accadendo sull’isola.
di accedere ai documenti relativi ai radar ad uso militare sull’isola.
di avviare una campagna epidemiologica, già richiesta con raccolta di 900 firme all’ASP.
di prendere copia delle relazioni sugli studi dell’ARPA (una volta redatti) recentemente fatti sull’isola a seguito di nostra richiesta. (è possibile anche che altri abbiano fatto stessa richiesta)
a tutti coloro che sono solidali con il popolo di Lampedusa di aderire a questo appello e renderlo pubblico in tutti i modi.
Cordiali saluti
LAMPEDUSA 26/11/2014
risposta u.t.c.

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Alla luce dei documenti non pervenuti all’ufficio tecnico del comune di Lampedusa e Linosa e della mancata consegna dei documenti relativi ai nuovi radar (installazione prevista per il 2015)

1 A Lampedusa vi è installato dal 2008 il radar ELM2226 (di produzione ELTA System) acquistato grazie al Fondo per le frontiere esterne Ue 2007-13.
Il radar della Guardia di Finanza è già stato riconosciuto dannoso per la salute umana e ci sono due sentenze del TAR della Sardegna che attestano tale pericolosità, oltre a relazioni di esperti come il Dott. Massimo Coraddu di cui riportiamo sotto alcune considerazioni:
 

A quanto risulta da precedenti analisi, l’esposizione diretta al fascio principale emesso dal radar ELM2226 (di produzione ELTA System) possono superare il limite di esposizione previsto dalla legislazione italiana (Legge 36 del 22 Febbraio 2001 e dal decreto attuativo DPCM dell’8 Luglio 2003) per distanze inferiori a circa 100 metri dall’antenna. Il superamento del limite di esposizione, fissato a tutela degli effetti acuti dovuti, espone al rischio di subire danni per esposizioni anche di breve durata (gli organi più esposti sono gli occhi e le gonadi). Il calcolo in dettaglio lo si trova svolto, ad esempio, al paragrafo IV del rapporto

OSSERVAZIONI SULLE ANALISI DI IMPATTO ELETTROMAGNETICO DEL RADAR ACSR ELM2226 DA INSTALLARSI IN LOCALITÀ MARITELE PALOMBARA, COMUNE DI MELILLI – PROVINCIA DI SIRACUSA”
che allego, al punto: Confronto tra le emissioni prodotte dal radar e i limiti stabiliti a tutela della salute della popolazione”
dove risulta che il limite di esposizione viene raggiunto per distanze inferiori a circa: Resp = R(Sesp) = ( P·G/(4πSesp) )½ = 79 m

A conclusioni analoghe è giunta l’agenzia ARPA Sardegna nelle sue analisi a proposito del medesimo radar, come si può vedere ad esempio nella relazione tecnica “Valutazione dell’esposizione ai campi elettromagnetici prodotti dal Radar Mobile di Sorveglianza costiera operante nella frequenza X Tresnuraghes”, Dicembre 2010 (che allego)

Al paragrafo 6 “Calcolo puntuale del campo elettromagnetico generato dall’impianto” potete leggere che si riscontrano superamenti del limite di esposizione sino a circa 150 m di distanza dal radar, a seconda della direzione (la situazione peggiore si riscontrava, in quel caso, per l’angolo di 270°). Dato che, dal filmato visibile in rete, mi sembra che il radar sia stato montato a poca altezza dal suolo

in una zona aperta e accessibile e pianeggiante, priva di ostacoli naturali, e che le persone possono, senza difficoltà,avvicinarsi sino a poche decine di metri dall’antenna, occorre adottare criteri di maggiore prudenza e cautela, evitando di avvicinarsi eccessivamente all’antenna.

Vista la necessaria approssimazione con cui sono stati svolti sia i miei calcoli che le valutazioni di ARPA Sardegna (approssimazione dovuta al fatto che i dati forniti sul Radar sono incompleti e non consentono valutazioni di Campo Vicino), consiglierei prudentemente a tutti di non avvicinarsi a meno di 200 metri dal radar. Sarebbe urgente anche visionare la documentazione e le analisi sulla base dei quali l’installazione del radar è stata autorizzata.

Prof. Massimo Coraddu

Del radar in questione non ci sono nel comune di Lampedusa e Linosa: ne richieste per l’installazione, ne pareri, ne studi, ne permessi di nessun tipo, come si evince dalla risposta dell’ufficio tecnico del comune di Lampedusa e Linosa alla nostra richiesta di acquisire tali documenti. (in allegato richiesta e risposta)

Abbiamo chiesto l’immediata sospensione dell’attività del radar sia al comando generale di Roma, sia alla caserma di Lampedusa della Guardia di Finanza, attraverso richiesta scritta e mail certificata del nostro legale e non abbiamo ricevuto nessun tipo di risposta.
 
 
Chiediamo:
Come sia possibile che un radar riconosciuto dannosissimo per la salute umana, venga installato in una zona frequentata da molte persone con in prossimità abitazioni e per di più, senza richiedere alcun permesso e senza presentare alcuno studio e/o proggetto ?
Che l’amministrazione locale si attivi immediatamente a fare sospendere l’attività del radar in questione fino a quando non si esprima su tale situazione un tribunale o altro ente che possa essere garanzia per tutte le parti.

2 Ci sono a Lampedusa almeno 10 radar appartenenti a diversi corpi militari, di cui alcuni svolgono la stessa funzione di altri  (per i particolare guardare il pdf Lampedusa istruzioni per l’uso).  6 di questi radar sono in zona Ponente, nei pressi della località dove si è verificato il naufragio del 03/10/2014.

Chiediamo: 
Come è possibile che in una piccola isola di 20 kmq e seimila abbitanti ci sia una tale concentrazione di radar e antenne ?
Come mai alcuni di questi radar assolvono la stessa funzione ?
Come mai il 03/10/2014 a mezzo miglio dalla costa sia naufragata una barca facendo centinaia di morti, senza che nessun radar segnalasse quanto stava accadendo, attivando immediatamente i soccorsi ?
 
3 Nel 2015 a Lampedusa è prevista la sostituzione di vecchi radar con sistemi di nuova generazione:
 A) un radar di sorveglianza aeronautica  (radar Selex RAT 31-DL)  deve essere installato in sostituzione di un precedente dispositivo radar che svolgeva la stessa funzione (un radar Selex RAT 31-SL).

B) Due nuovi radar di sorveglianza costiera sono stati proposti dalla marina militare per la sua rete di sorveglianza costiera.

Anche questi nuovi radar sono molto potenti (rimandiamo alla relazione Lampedusa istruzioni per l’uso per più dettagli) e preoccupano la popolazione dell’isola.

CHIEDIAMO: 

Come mai ad oggi è stato negato l’accesso ai documenti depositati in comune sui nuovi sistemi radar ?

Ricordiamo che Lampedusa ha un tasso di malattie tumorali al di sopra della media nazionale, cosa assai preoccupante vista l’assenza di fabbriche o di altri agenti inquinanti.

Relazione su Melilli

ARPAS-Trenuraghes

Lampedusa istruzioni per l’uso.

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